Mobilità Green: Rivoluzione possibile dopo coronavirus?

Mobilità Green: una rivoluzione possibile nel mondo dopo il Coronavirus?

Con l’ingresso nella fase 2 di questa pandemia si moltiplicano gli appelli che invocano un cambiamento capitalizzato sulle evidenze ed esperienze di fronte alle quali il Coronavirus ci ha posti.

Il lockdown è stato per tutti un momento di arresto che ha favorito uno sconvolgimento dei ritmi a cui eravamo abituati, una rimodulazione delle nostre vite a 360°, cosa che non è dispiaciuta alla natura che abbiamo visto riconquistare a pieno diritto i suoi spazi, persino in città che fino a pochi mesi fa erano in cima alla lista per inquinamento in Italia.

In queste settimane ha via via preso piede l’idea che il mondo dopo il lockdown non sarà più lo stesso di prima della pandemia, che senza dubbio non si tornerà alla normalità così come l’abbiamo congedata sull’uscio di casa lo scorso 9 marzo.

Tuttavia, se è vero come affermava Jung nel secolo scorso che “non c’è presa di coscienza senza dolore”, è vero anche che nessuno stravolgimento atteso dovrebbe essere dato per scontato.

Perché si arrivi ad un cambiamento è imprescindibile che vi sia una volontà politica – ma non solo istituzionale – di attuarlo. Da qui l’urgenza auspicata da molte parti di intervenire attivamente per riprogettare l’economia, l’ambiente, la società, i ritmi di vita, le nostre abitudini e gli stessi obiettivi che come società perseguiamo.

Uno dei grandi protagonisti di questo dibattito è proprio l’ambiente.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente attesta un calo di biossido di azoto nelle principali città italiane ed europee del 56%, rispetto al 29% del 2019 nello stesso periodo, in conseguenza al diminuito utilizzo delle automobili private (Wired, 1 aprile 2020).

In Cina nel mese di febbraio si è registrato un calo del 25% in più rispetto alo stesso periodo del 2019 delle emissioni di gas serra direttamente connessi alla produzione industriale ed ai trasporti (Internazionale, 19 marzo 2020).

Incoraggiante se pensiamo che soli due mesi fa sembrava impossibile arrestare il vertiginoso avanzare dei cambiamenti climatici.

Tuttavia le precedenti crisi del ‘900 ci insegnano che le significative riduzioni nelle emissioni registrate nel loro corso sono risultate temporanee, non agendo in alcun modo sul lungo termine (The Conversation, 16 marzo 2020).

Dopo ciascuna crisi la ripresa economica ha richiesto maggiori risorse da destinare ai settori tradizionali della produzione e non è difficile pensare che temi considerati prioritari possano distogliere attenzione e investimenti in sfere il cui impatto appare meno tangibile nell’immediato e alle nostre latitudini.

Per questo Legambiente ha proposto ai sindaci italiani di integrare nelle proprie politiche cinque misure concrete volte a:

  • garantire la sicurezza dei viaggiatori sui mezzi di trasporto pubblici anche con l’aiuto delle nuove tecnologie;
  • incentivare viabilità e mobilità ciclabile anche per frenare i contagi in virtù del distanziamento fisico favorito da questo mezzo, e la sharing mobility;
  • incentivare la rottamazione delle auto e l’acquisto di bici, utilizzando i fondi predisposti dal Programma Buoni di mobilità istituiti dal Decreto Clima e che si tradurrebbero in incentivi da 500 euro a 1.500 euro alle famiglie per l’acquisto di mezzi a basso impatto ambientale (fondi che attendono di essere sbloccati dal Ministro per l’Ambiente);
  • supportare il ricorso allo smart working tanto nella pubblica amministrazione quanto da parte dei privati che vorranno farvi ricorso contribuendo così a decongestionare il traffico.

La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, a sua volta, ha pubblicato un rapporto dal titolo “Pandemia e sfide green del nostro tempo” in cui, analizzando varie sfere del vivere quotidiano, dall’economia alla mobilità, dal lavoro all’ambiente, ha fornito spunti concreti per reinterpretare il futuro del nostro abitare. In particolare si esorta ad intervenire sul consumo di energia a livello residenziale, settore che in Italia è secondo per incidenza sulle emissioni di CO2 solo a quello dei trasporti e con un impatto che supera quello di molti Paesi europei soggetti ad un clima ben più rigido del nostro.

Si richiama la necessità di intervenire con una strategia di lungo termine al fine di ottenere un parco immobiliare decarbonizzato. Lo stesso rapporto invita a ripensare il modo di muoversi ricorrendo il meno possibile alle automobili private e prediligendo il trasporto pubblico, facendo scelte efficienti anche da un punto di vista ambientale nell’acquisto dei mezzi privati, preferendo gli acquisti a livello cittadino a quelli online ed optando il più possibile per spostamenti a piedi o in bicicletta, invito che rievoca l’iniziativa della Sindaca di Parigi Amme Hidalgo, “Parigi in 15 minuti” volta guardare con occhi nuovi ad una città che non dorme mai come la ville lumière, progettandola e vivendola a misura d’uomo e in maniera che ogni cittadino possa ritrovare a 15 minuti dalla propria abitazione i servizi di cui necessita.

Enel X e HERE hanno lanciato City Analytics – Mappa di Mobilità, una piattaforma che traccerà fino al 31 maggio come la mobilità è cambiata in Italia per effetto del lockdown e in quale misura continuerà a mutare con le fasi di progressiva riapertura; uno strumento di monitoraggio messo a disposizione dei cittadini, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni che potrà supportare le scelte politiche e private in materia di mobilità urbana.

Oltralpe si passa già all’azione per riequilibrare le priorità su cui fondano le nostre società occidentali.

Un caso è quello di Amsterdam, dove la prima cittadina ha deciso di adottare delle misure sulla base della “Economia a Ciambella” teorizzata da Kate Reaworth perché la società del dopo Coronavirus sappia fare meglio coesistere un accesso universale ai bisogni di prima necessità e la sostenibilità ambientale (Greenme.it, 17 aprile 2020).

Anche alcuni nostri rappresentanti politici non sembrano voler stare a guardare.

E’ di pochi giorni fa un documento sottoscritto dal Coordinamento Assessori alla Mobilità ANCI che propone misure concrete di breve e medio periodo per “muoversi in sicurezza, in modo sostenibile ed efficiente”.  Di base il comitato propone che con misure diverse, “leggere e transitorie” nell’immediato e più strutturate in seguito, si agevoli la mobilità ciclo-pedonale, che si supporti, potenzi e innovi il trasporto pubblico locale, integrando molti degli spunti proposti dai già citati rapporti e passando attraverso lo sblocco di risorse per molti versi già destinate a livello nazionale.

Molte città tra cui Milano hanno già mosso passi considerevoli in questa direzione e in tempi record. Il capoluogo lombardo ha già creato delle piste ciclabili, al momento contrassegnate da segnaletica orizzontale e che offriranno una nuova prospettiva su ben 23 km del centro cittadino entro questa estate (Repubblica, 30 aprile 2020).

Si potrebbe pensare che questi modelli siano applicabili a città più grandi che hanno a disposizione un volume diverso di risorse da investire e invece il modello è del tutto e anche più facilmente replicabile nei piccoli comuni dove le distanze da ricoprire sono inferiori quanto i problemi di inquinamento dell’aria e dove si potrebbe giovare in maniera ancora più considerevole da un simile cambio di rotta.

Vivere e viaggiare dolce, viabilità eco-friendly e ripensamento della mobilità cittadina  in chiave green non lasciano spazio a dubbi sui benefici che si avrebbero tanto nella lotta al contagio, quanto per il futuro del nostro pianeta.

Che lo si voglia o no, la classe politica si trova davanti ad un bivio: continuare alla vecchia maniera, rimandando ancora una volta la questione ambientale e climatica ad un futuro da destinarsi per occuparsi di questioni più urgenti (o più populiste?), oppure mettere in moto una macchina che coinvolga tutti i settori nel riprogettare il nostro vivere su questo pianeta in maniera che la spinta alla crescita economica non schiacci né l’ambiente né la salute umana.

Le proposte arrivate ad oggi ai leader del nostro Paese, solo in parte citati da questo articolo, dimostrano che una riformulazione della mobilità urbana in termini di sostenibilità ambientale può coesistere con le necessità di questo periodo di fare economia e rimettere il Paese in movimento.

Sta alle amministrazioni comunali scegliere se essere ricordate per essere state portatrici di innovazioni e rivoluzioni o per l’immobilità e incapacità di captare un’opportunità forse unica ed irripetibile di darci nuove regole più a misura d’uomo e di pianeta.